A lezione di Shodo dal Maestro Norio Nagayama

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A lezione di Shodo dal Maestro Norio Nagayama

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di assistere ad una performance di calligrafia giapponese (Shodo) all’ Unione Sportiva Persicetana, vicino a Bologna. Non ci ho messo molto a decidere di accettare l’invito all’evento, mi piace imparare cose nuove e adoro i giapponesi, i primi li ho conosciuti durante il mio Erasmus in UK e sono riuscita a portarli perfino nel Sulcis 🙂 .  Sono affascinata e allo stesso tempo incuriosita da una cultura così diversa dalla mia.

L’artista (mi permetto di definirlo bonariamente in questo modo) che si è esibito si chiama Norio Nagayama, è un Maestro giapponese nato a Ibaraki nel ’56, laureato a Tokyo, possessore del 8° dan e nel 2002 insignito del titolo “Maestro non più giudicabile”. Il top! Non lo nego, ero abbastanza emozionata, perché mi trovavo di fronte una personalità del suo calibro e sapevo che le opere esposte, realizzate da corsisti italiani e giapponesi, facevano parte di una mostra allestita a Tokyo tempo prima.

 

Durante l’evento ho imparato che Shodo non è solo un’arte ma un vero e proprio percorso interiore nel quale arte, tecnica e spiritualità s’intrecciano, il Maestro affianca l’allievo nel suo “viaggio interiore”, trasmettendogli le nozioni stilistiche e le tecniche formali, insegnandogli anche a riconoscere i materiali e gli strumenti da utilizzare.

Per affinare la tecnica è necessario un impegno costante fino ad arrivare a tratteggiare i segni con gesti spontanei. Il calligrafo converte le sue emozioni/pensieri usando i segni, essi possono essere incerti, veloci, lenti, decisi, tutto dipende dalla KI (l’energia vitale).

 

Shodo Bologna

Durante l’evento, il Maestro ci ha spiegato che il termine “calligrafia” non esprime correttamente il significato di Shodo (Sho = scrittura Do = percorso) perché questa pratica artistica è tecnica e spiritualità al tempo stesso. La calligrafia giapponese deriva dalla scrittura cinese (Han), nel corso del tempo si è evoluta tanto che ogni carattere può essere scritto in forme diverse.

Furono i religiosi giapponesi e i coreani ad assimilare per primi  la scrittura cinese nel 500 d.C:  essa  venne assimilata con l‘inizio dei rapporti commerciali, religiosi e culturali tra questi paesi, ma i giapponesi (che sono perfezionisti) non pienamente soddisfatti, continuarono a studiare e dopo diversi tentativi riuscirono ad assorbire e rendere propri i caratteri cinesi, leggendoli alla maniera giapponese.  

 

Con l’andare del tempo si assiste ad un’ulteriore evoluzione, nascono così diversi stili. L’estrema semplificazione dei Kanji (i caratteri cinesi) porta alla nascita  dei kana che sono suddivisi in hiragana (derivanti dallo sosho) e katakana (parti di idegrammi). Gli hiragama erano usati dalle dame di corte, per questo conosciuti anche come onnade (mano di donna). I katakana erano i caratteri usati dai monaci per annotare la pronuncia dei testi sacri buddhisti mentre studiavano. La scrittura giapponese deriva dall’insieme di kanji e kana, ma in Giappone vengono studiati anche altri due stili, il kaisho alle elementari e il gyosho alle superiori.

Nello shodo si studiano tutti gli stili. S’inizia da uno stile regolare e molto tecnico, i tratti  possono essere sia forti che leggeri, non c’è spazio per l’estro personale. Quando si è acquisita una certa sicurezza si passa allo stile gyosho nel quale i tratti che erano distinti si collegano tra loro.

Se volete approfondire l’argomento o iniziare Shodo potete contattare il Sig. Riccardo Pesce al cellulare 333 7940960 oppure via mail [email protected]

 

About Martina Uras

Freelance Social Media Consultant e Blogger | Host at homefortraveller.it *Made in Sardinia-Bologna Based-World Citizen*

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