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Un concerto speciale alla bolognese

Un concerto speciale alla bolognese dal campanile di San Petronio è stato la colonna sonora della mattinata di sabato 12 luglio. Farò fatica a dimenticarmi l’esperienza.

 

Srotolo le immagini della giornata, mi metto comoda sul divano e ricordo piacevolmente le due ore passate a ascoltare le belle storie raccontate dai ragazzi dell’Unione Campanari Bolognesi. Storie di tradizioni, di passione, di lavoro e costanza che ho cercato di riassumere in questo post per descrive “un viaggio” iniziato per caso con una mail in cui chiedevo di poter assistere ad un concerto alla bolognese.

Ci troviamo davanti al campanile di San Petronio, mentre si sale i ragazzi mi mostrano diversi piccoli segreti. Inizio a viaggiare, mi emoziono, tocco la struttura ancora perfettamente conservata e penso alle vicende storiche che si sono perpetrate tra queste mura.

Un concerto speciale alla bolognese

 

Un concerto speciale alla bolognese

Appese alle pareti delle vecchie foto. La tradizione campanaria bolognese è molto antica e unica nel suo genere. In passato per alcuni campanari (non tutti) suonare le campane era un vero e proprio lavoro, cito il caso della famiglia Maggi che dal ‘700, di generazione in generazione, si tramandava l’arte campanaria operando nella Basilica di San Petronio. A metà del ‘900 tra i membri della famiglia anche una figlia campanara, è quella col capellino bianco sulla foto 😉 . Attenzione, la storia dei campanari bolognesi non inizia con i Maggi ma quasi due secoli prima alla fine del ‘500.  

Mentre aspettavo impaziente che iniziasse il concerto, ho imparato che per suonare alla bolognese serve minimo un campanaro per ogni campana, abitualmente sui campanili ci sono quattro campane, in altri casi si va da un minimo di 3 a un massimo di 6 (anche se raro). I campanari per forza di cose devono “giocare in squadra” per produrre una melodia omogenea. Il numero degli elementi della squadra viene determinato secondo criteri precisi: la dimensione delle campane, la difficoltà del campanile e l’oscillazione della torre.

 

 

Sono diverse le tecniche per suonare le campane: a Ciappo quando si usano le corde, a Trave quando il campanaro si posiziona sulle travi dove poggiano le campane stesse (questa a quanto pare è stata la prima tecnica utilizzata).

Ci sono diverse scuole per diventare campanaro ma quella più “semplice” e formativa (come in tutti gli ambiti secondo me) è la pratica. Se si è curiosi o interessati basta contattare l’Unione Campanari Bolognesi, salire sul campanile e provare. Non esiste un’età giusta per imparare a suonare le campane, tra i campanari ci sono anche dei quindicenni, naturalmente hanno iniziato dopo aver avuto l’autorizzazione dai genitori. Si consiglia comunque la maggiore età perché le campane possono pesare anche diversi quintali, c’è bisogno quindi di un fisico già formato.

Il maestro ha la responsabilità di trovare i campanili adatti ad imparare, tutto si svolge in estrema sicurezza. All’inizio il battaglio viene legato in modo che non suoni, questo per imparare le tecniche di manovra che successivamente serviranno a gestire in autonomia il movimento della campana. Finchè il maestro non è sicuro che l’allievo abbia appreso la tecnica alla perfezione non gli permetterà di slegare il battaglio e cominciare a suonare.

 

 La tecnica di suono alla bolognese nasce alla fine del ‘500, il motivo che si suona è detto “doppio” e deriva dalla sedimentazione della tradizione musicale campanaria che dalla fine del ‘500 sino ai nostri giorni si sviluppa lungo la storia. Ci sono doppi molto antichi, altri recenti (scritti nella seconda metà del ‘900) e di tanto in tanto ne vengono scritti anche oggi.

Il motivo per cui è stato dato il nome “doppio” dipende dal fatto che in quel periodo sui campanili vi erano solo due campane. Questo termine è rimasto ancora in uso anche se il numero delle campane è aumentato. Ci sono diversi tipi di doppi, sono i componenti della squadra a scegliere quale doppio eseguire, il motivo deve essere conosciuto a memoria da ogni componente.  

I campanili non sono tutti uguali, ogni campanile ha le proprie caratteristiche e difficoltà (dimensioni delle campane e oscillazione della torre). E’ indispensabile che il concerto di campane sia montato secondo la tradizione. Il montaggio o suono alla bolognese si trova nella zona di Bologna, Imola, Faenza, Ferrara, Modena e po’ nel Reggiano. Essa si distingue nettamente dagli altri montaggi italiani come quello veronese o ambrosiano. I veronesi, ad esempio, suonano dalla base del campanile mentre i bolognesi salgono sempre in cella campanaria.

 

Musicalmente la suonata bolognese è povera, poiché in fase di composizione dei doppi in realtà si scrivono una combinazione di numeri su cui possono essere effettuate delle modifiche. Secondo la tradizione bolognese si suona una campana alla volta senza sovrapposizioni di suoni (le sovrapposizioni sono considerate errori). Al contrario i campanari veronesi prevedono che due o più campane suonino in contemporanea.

Per imparare a suonare alla bolognese ci vuole costanza, determinazione e un po’ di tempo da dedicare all’apprendimento. Diciamo che dipende tutto dalla capacità dell’allievo, non tutti i ragazzi diventano veri campanari, anzi succede spesso che dopo aver provato si smetta perché troppo impegnativo. Se un allievo si esercita due o tre volte alla settimana sicuramente imparerà più in fretta di uno che si allena una volta ogni due settimane. Gli allievi che si esercitano spesso riescono a imparare la tecnica in circa tre o quattro mesi. E’ dopo che arriva la parte più difficile. Mentre l’allievo impara e prova da solo, deve sviluppare un buon orecchio e andare a tempo con gli altri campanari. Il tempo è l’unica cosa che non s’impara, dipende dalle capacità dell’allievo.

 

Generalmente i membri dell’Unione Campanari Bolognesi provano un paio di volte alla settimana, dipende molto dalla disponibilità di ciascuno. I campanari fanno i lavori più disparati, da quanto ho capito sono una vera e propria corporazione, si aiutano tra loro nella manutenzione dei campanili, ci sono ingegneri, chimici, avvocati, impiegati e contadini. Gli ultimi, ad esempio, in alcuni periodi dell’anno sono impossibilitati a suonare poichè impegnati assiduamente col loro lavoro.

Ci sono mesi molto impegnativi, come maggio, dove in occasione delle varie feste si suona quasi tutti i giorni. A Bologna ad esempio la più importante è la festa della Madonna di San Luca, quando l’immagine della Santa viene portata in città e collocata in Cattedrale per otto giorni, le campane suonano per tutta la durata della festa.

 

I campanari non si annoiano mai, oltre alle feste e alle prove, ci sono serate in cui ci si dedica agli allievi e altre in cui dopo aver finito di suonare si va fuori a fare “balotta” con i compagni di squadra. Alcune volte capita anche di rimanere a mangiare e bere in campanile, ci sono luoghi che hanno una cucina o una bella saletta attrezzata. In quelle serate è facile trovare nella stessa stanza ragazzi di 18 anni e persone di 80, l’unica differenza è che poi i giovani il giorno dopo devono andare a lavorare.

Un concerto speciale alla bolognese sul campanile di San Petronio non l’avevo mai ascoltato, grazie all’Unione Campanari Bolognesi ho potuto fare questo “nuovo viaggio” dietro l’angolo. Un’esperienza unica, in un luogo arredato dal tempo: il tempo della storia, delle famiglie dei campanari, degli artisti che vi hanno lavorato, dei viaggiatori, delle personalità illustri di un tempo e dei campanari di oggi. Se anche voi volete diventare campanaro oppure ascoltare un concerto visitate il loro sito e contattateli, vi daranno tutte le informazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About Martina Uras

Freelance Social Media Consultant| Blogger| Traveller| Photographer | Entrepreneur at homefortraveller.it *Made in Sardinia-Bologna Based-World Citizen*

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